Il diluvio venturo

Non ha pensato no l’onda anomala
che era Natale e il più bel giorno dei pastori
che già era un evento prodigioso.
Mentre il cielo era sereno
il mare limpido e blu d’Oriente
si è scatenato furioso incalzante
ha sollevato un muro torbido d’acqua
l’ha scaraventato su pescatori tranquilli ai remi
e famiglie semplici e case di paglia e legno
su spiagge dorate dal bel sole caldo.
Non ha un’anima l’onda anomala
che devasta le terre e inghiotte il vivente
solo la forza di scrollare il carico del male
è come la pioggia di fuoco del Vesuvio a Pompei
o il terremoto tremendo di Lisbona e Messina.
È un’onda immensa terribile e paurosa
che s’innalza al cielo sospinta dall’ira e inarca
la cresta. È un rapace dagli artigli protesi
sugli uomini ignari e atterriti e fa tremare
la terra scura e i limiti del mare dove poggia Atlante
squarcia le navi e disperde ogni cosa-pula
al vento nel nero urto fulminante.
Solo per poco è alle nostre spalle l’onda anomala
ecco che irrompe, gli artigli alberi ferri e gocce.
 

26 dicembre 2004 e 29 gennaio 2006