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Raffaele Manica, Debutta
la collana dei piccoli e belli, “Il Mattino”, 19 dicembre 1992
…Nei versi per la madre Annina Picchi, Giorgio Caproni diceva di voler ricercare rime non labili anche se orecchiabili, rime chiare in –are, rime non crepuscolari, ma verdi, elementari. Più o meno a questo passaggio livornese di Caproni deve essersi variamente ispirata Gabriella Sica nella sua poesia, cercando, “come limite e misura insieme, il metro”, quale chiara certezza. Vicolo del Bologna, cinque sezioni, si apre con le Poesie per le oche, note per essere già comparse tempo fa sull’Almanacco dello specchio. In questi versi, come in tutta la raccolta, la scelta della Sica è quella della precisione del rappresentare, senza metafore né immagini ricercate…Il fatto è che la passione per la chiarezza, come fatto implicitamente polemico, non nasconde l’ansia dell’esattezza. Così, per la Sica, molto altro c’è da immaginarsi sotto l’acqua appena increspata, e il discorso andrà ripreso, soprattutto per quel che riguarda quell’atto che si diceva implicitamente polemico…”
Gianni D’Elia, Lamarque,
De Ponticelli, Sica tre signore itineranti sui sentieri della poesia, “Il
Manifesto”, 5 febbraio 1993
…Fin dal titolo, che rievoca una precisa topografia romana d’apprendistato alla vita e alla poesia, trascorre il mito personale della biografia che si fa parola, nel mite e orgoglioso dettato della tradizione metrica, e di una vitalità solitaria e laudativa del sé, del proprio specchio corporale e letterario….Non so, ma a parte l’indiretta citazione di Petrarca, l’aria è quella della brevità lirica tra Saba e Penna, con un io di baldanza e di resistenza sacrificale che può richiamare la prima poesia della Morante…
Franco Loi, Le poetiche
del non poeta, “Il Sole 24 ore”, 4 aprile 1993
…voglio proporre questi versi,
non come esempio estetico, ma come un segno d’abbandono al farsi della poesia,
allo sparire della sapienza e dell’abilità letteraria nel movimento che
attraversa il corpo e gli dà parole…
Dario Bellezza, Libri da
leggere e non, “Playmen”, marzo 1993
…La Sica esplode letteralmente con questo libro, il più bello degli ultimi anni, che dà le piste ai libri della Cavalli: una misura classica la governa, uno strenuo esercizio stilistico e metrico per imprigionare una natura sentimentale ed effusiva, placata dalla bellezza dei suoi stessi versi. Non si possono riportare qui questi versi: per ragioni di spazio, ma ve li caldeggio vivamente…
Maurizio Cucchi, Versi
femminili, “Il Giornale”, 23 maggio 1993
…Nell’insieme Gabriella Sica compone un libro che varia nelle misure e nei toni, che é perciò abbastanza eterogeneo a prima vista, ma che pure ha una coerenza unitaria proprio nell’idea di un linguaggio insofferente rispetto a tanti oscurismi e analogismi della poesia degli ultimi decenni. Ci offre immagini disegnate con attenta semplicità, nel desiderio di una purezza ritrovata di cuore, di una luce piena in un tempo sospeso, di un fiato ampio, di un’innocenza del dire che è un’esigenza e una conquista…