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…Anche
la tua lingua poetica, così vibrante di affetto, è tutta piena di questa
utopia, di questo irrealizzabile desiderio di fare eterno il tempo transitorio
della lode…Destinate a celebrare una grazia deperibile come tutto ciò che
vive a questo mondo, le corde d’oro sono un bellissimo emblema della tua
ispirazione…
Stefano
Crespi, Parole passeggere," Il Sole 24 ore", 29 giugno, 1997
Due
componenti presiedono a questa poesia. Da una parte si attinge a un linguaggio
originario, aurorale. Tutta la poesia di questa autrice disegna un grafico della
femminilità fatto di cadenze, di specchio, di velature di umore. L’immagine
è portata via dallo stesso moto caduco dell’esistenza. C’è il respiro del
tempo e dello spazio ( e quasi l’orrore dell’infinito e dell’eterno):
l’esile avvenimento si è prodotto in un punto del tempo, si è depositato in
questa zona del foglio…
Massimo
Onofri, E i versi riscoprono la tradizione,"L’Unità", 30
giugno 1997
Mi
sono trovato tra le mani quattro libri di poesia molto diversi, ma accumulabili
da un certo sentimento della tradizione. Per questi poeti – Damiani, Sica,
Consonni, De Vita –la tradizione, una tradizione apportatrice di ordine,
serenità e bellezza, non può non equivalere alla cara immagine materna che
ogni figlio preserverà intatta dentro di sé: Ma non è questo il solo tratto
comune: ad unirli, infatti, c’è anche una devozione formale, una cura
scrupolosa che si traduce quasi sempre in pulizia e nitore, sobria e scabra
musicalità… Sbarazzina e primaverile è la prima sezione, La bicicletta,
dedicata alla mamma Felicetta: versi in cui pare come l’utopia trasparente
dentro cui è depurata ogni scoria…
Umberto
Piersanti, La poesia, "La Stampa", 3 luglio 1997
Nascono
dallo stupore le liriche di Gabriella Sica raccolte in un delicato libretto, Poesie
bambine. La vita è colta a frammenti, i più precari, ma, forse per questo,
i più assoluti. Resta come il ricordo di momenti magici, un balenare di figure
felici e sospese che la corsa rapida del tempo investe e sommerge…
…Qui
la voce è ora materna, ora filiale, e rasenta un’ingenuità quasi
inimagginabile. Ed è questo il maggior merito del libro, in cui appaiono un
bambino e una donna, che se sono molto prossimi a certe mitologie della Morante,
sono poi da quegli eccessi assai lontani perché liberati da tutte le
complicazioni psicologiche e le enfasi. Dunque la letteratura che adopera se
stessa, spogliandosi.