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Emanuele Trevi, dalla Lettera-postfazione a Poesie bambine, La Vita Felice, 1997

…Anche la tua lingua poetica, così vibrante di affetto, è tutta piena di questa utopia, di questo irrealizzabile desiderio di fare eterno il tempo transitorio della lode…Destinate a celebrare una grazia deperibile come tutto ciò che vive a questo mondo, le corde d’oro sono un bellissimo emblema della tua ispirazione…

Stefano Crespi, Parole passeggere," Il Sole 24 ore", 29 giugno, 1997

Due componenti presiedono a questa poesia. Da una parte si attinge a un linguaggio originario, aurorale. Tutta la poesia di questa autrice disegna un grafico della femminilità fatto di cadenze, di specchio, di velature di umore. L’immagine è portata via dallo stesso moto caduco dell’esistenza. C’è il respiro del tempo e dello spazio ( e quasi l’orrore dell’infinito e dell’eterno): l’esile avvenimento si è prodotto in un punto del tempo, si è depositato in questa zona del foglio…  

Massimo Onofri, E i versi riscoprono la tradizione,"L’Unità", 30 giugno 1997

Mi sono trovato tra le mani quattro libri di poesia molto diversi, ma accumulabili da un certo sentimento della tradizione. Per questi poeti – Damiani, Sica, Consonni, De Vita –la tradizione, una tradizione apportatrice di ordine, serenità e bellezza, non può non equivalere alla cara immagine materna che ogni figlio preserverà intatta dentro di sé: Ma non è questo il solo tratto comune: ad unirli, infatti, c’è anche una devozione formale, una cura scrupolosa che si traduce quasi sempre in pulizia e nitore, sobria e scabra musicalità… Sbarazzina e primaverile è la prima sezione, La bicicletta, dedicata alla mamma Felicetta: versi in cui pare come l’utopia trasparente dentro cui è depurata ogni scoria…

Umberto Piersanti, La poesia, "La Stampa", 3 luglio 1997

Nascono dallo stupore le liriche di Gabriella Sica raccolte in un delicato libretto, Poesie bambine. La vita è colta a frammenti, i più precari, ma, forse per questo, i più assoluti. Resta come il ricordo di momenti magici, un balenare di figure felici e sospese che la corsa rapida del tempo investe e sommerge…

Elio Pecora, Quando l’amore cede al distacco e non alla perdita, "La Voce                     Repubblicana", 29 agosto 1997

…Qui la voce è ora materna, ora filiale, e rasenta un’ingenuità quasi inimagginabile. Ed è questo il maggior merito del libro, in cui appaiono un bambino e una donna, che se sono molto prossimi a certe mitologie della Morante, sono poi da quegli eccessi assai lontani perché liberati da tutte le complicazioni psicologiche e le enfasi. Dunque la letteratura che adopera se stessa, spogliandosi.