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Donatella Trotta, Lettera a un bambino appena nato, “Il Mattino”, 5 giugno 1990

…L’andamento classicheggiante di Cavalieri d’antichi tempi santi –un poema in ottave – sembra riverberarsi anche nella prosa a tratti lirica di E’ nato un bimbo. Una scrittura asciutta, peraltro intrisa di similitudini dagli echi virgiliani, di riferimenti grecizzanti e sacralmitologici, di frequenti rinvii a dettagli della storia dell’arte. Il libro è costruito sul lungo monologo in prima persona di un padre, fisico di professione, che annota, senza un preciso ordine cronologico, le “piccole storie” scaturite dal concepimento e dalla nascita del figlio Giorgio: chiamato così solo verso la fine, alle soglie dei due anni del bambino che sino ad allora è semplicemente “il bimbo”, visto come il “piccolo dio della casa, misterioso e potente”. Come nella Bibbia, in principio del libro di Sica è il verbo: il linguaggio informe, monosillabico, arcaico dei neonati, il balbettio sperimentale dei piccoli, inconsci portatori della latina lingua nutricum

Ma la vicenda –il miracolo di una nascita –scavalca poi il dato del vissuto contemporaneo per prefigurare un recupero di perdute armonie, nella perfezione simbolica di un infante e dell’amore quasi religiosamente trinitario che lo lega ai suoi genitori.

Rina Li Vigni Galli, Metafora della vita vincente, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 24 febbraio 1991

Nei tempi in cui imperversa la cultura della morte è un piacere dello spirito, prima che dell’intellettuale, leggere il libro di Gabriella Sica E’ nato un bimbo (Oscar Mondatori) dal titolo trionfale che sembra contenere in sé quasi un problema festoso di positività controcorrente…

Sublimato, il Bimbo trascende ogni particolare che possa essere crudemente realistico. La sua venuta è il Miracolo: e come tale non può che diffondere intorno a sé la luminosità di una dimenticata, divina provenienza…

Il linguaggio asseconda la ricchezza dell’evento. Non è particolare secondario il rilievo del momento del concepimento che avviene in contemporanea col disastro di Chernobyl, un aprile “che sembrava tanto pulito e radioso”, quando anche il grembo della terra prepara la gestazione. Insidiosa, macabra, spinta dal vento la radioattività si diffondeva, invece, dalla zona dell’esplosione fino all’Europa. E la donna, Giulia, scoperta la propria attesa, trepidante per l’atmosfera di paura che la circonda, spia nella terra e nel cielo la propria possibilità di speranza. Osserva il fiore, il filo d’erba che spunta caparbio e si convince che, “ancor più straordinario”, l’evento accadrà con la stessa naturale semplicità con cui il pane prende forma dal seme di grano…in particolare le citazioni dell’arte figurativa, gli accostamenti della Madre a celebri rappresentazioni della Madre dell’arte sacra, lungi dall’appesantire, ci sembra contornino la donna di un’aura tenera e come distante…

Gabriella Sica, Ho dato un libro ne ho visto un altro, “La Stampa ttl”, gennaio 1992

E’ nato un bimbo è uscito da un anno e mezzo anche se la mia convinzione è che le parole da me scritte siano rimaste inedite. In realtà sono state “riscritte” da un altro ingombrante autore, la grande industrie editoriale, che, senza cambiare una virgola (se non il titolo), ha trasformato un piccolo racconto poetico su un bimbo nel suo primo anno di vita in un manuale di puericultura. Come per miracolo, le singole parole stampate in ridondanti e ampi caratteri violetti perdono la trasparenza e la severità di cui avevo voluto colmarle, diventano banali come le brutte e inutili foto che le illustrano, la tenue religiosità dell’insieme naufraga nel triste prodotto commerciale…